Qualcuno l’ha definita una grande gigantomachia digitale, una sfida a metà tra il reale e l’immateriale, che l’uomo lancia a se stesso in una corsa che tende all’estremizzazione delle prestazioni della Memoria Digitale, nella perenne tensione fra grande e piccolo, tra limitato e illimitato, tra quantità e qualità, tra hardware e software, tra forma e funzione….
Il simbolismo perfetto di questo itinerario dell’uomo moderno è la memory card, un oggettino minuscolo ma capace ormai di prestazioni inimmaginabili almeno fino a qualche anno addietro. Un oggetto in grado di attrarre e stregare anche le persone meno avvezze alla tecnologia, grazie al quale ognuno diventa virtualmente capace di veicolare una mole quasi illimitata di informazioni (arriviamo ormai a 16/32gb di capacità abbastanza normalmente) che diventa catalizzatore di interessi e capacità personali ed anche pesante fardello da veicolare a perenne memoria e, soprattutto, costante monitoraggio dei propri pensieri e delle proprie azioni.
Forse la digitalizzazione della nostra vita, nel senso di atto non volontario, è un rovescio di una medaglia comunque luminosa e foriera di qualità per la nostra esistenza: dobbiamo solo imparare gradualmente ad utilizzare la memoria digitale nella sua forma più libera, un oggetto quasi impalpabile da utilizzare nella nostra vita quotidiana per potenziare le nostre attività, rispondere ai nostri bisogni e, perchè no, realizzare i nostri sogni.
